Martedì 12 gennaio 2010 – Mar Dei Caraibi – Isola di Hispaniola – Haiti – Siamo a Port auPrince e sono le 16 e 50 del pomeriggio, molta gente per strada, molta gente sta per rientrare a casa, la penombra della sera è vicina….
Una prima scossa di oltre magnitudo 7 gradi mette in ginocchio gli edifici della capitale di Haiti, e sotto le ginocchia i suoi abitanti, ancora una volta “schiacciati”….
Era fine settembre del 2008, quando la nostra associazione, Selvas.org, riusciva in pochi giorni a raccogliere una cifra importante per dare aiuto alle vittime dei tre uragani distruttivi che in pochi giorni sconvolsero Haiti a fine estate. Era la prima volta che Selvas.org organizzava una raccolta fondi, ma questo non ci fece paura, anzi raccogliemmo le poche forze organizzative di cui eravamo capaci per produrre un aiuto vero (http://www.selvas.eu/AppelloHaiti2008).
Da qualche anno stavamo sostenendo gli sforzi che una piccola, ma coraggiosa, associazione di avvocati haitiani, stava portando avanti: fare luce e dare la dignità della verità alle infinite sparizioni e violenze accadute ad Haiti senza interruzione sotto le dittature, le democrazie e le “Missioni di Pace” dei soldati dell’ONU. (http://www.selvas.eu/newsHA0206.html).
Questa Associazione volontaria di avvocati AUMOHD, diretta da Evel Fanfan, nonostante si trovasse sotto continua minaccia di morte e persecuzione fisica, aveva deciso, alla fine di quella terribile estate, di sospendere momentaneamente le loro denunce sul campo (http://www.selvas.eu/newsHA0407.html) per assistere la popolazione che a migliaia vagava senza casa, familiari e averi, e costruire un ricovero per famiglie.
Il giovane avvocato Fanfan, forse, non avrebbe creduto neanche lui di poter sfamare, per il tempo necessario, oltre 800 persone radunate in un edificio scolastico da lui e gli altri volontari.
Al di là dei nostri aiuti economici che hanno permesso comprare un buon numero di derrate alimentari questo lo ha fatto soprattutto lui e gli altri volontari con le loro mani.
Anche se è da sottolineare che gli alimenti che hanno dovuto acquistare erano proprio quelli con il marchio degli aiuti internazionali!
Fu uno dei tanti succesi e del gran lavoro che gli haitiani fanno nella loro e per la loro nazione.
Con orgoglio. Con dignità.
A tante ore dal forte sisma del 12 gennaio non riusciamo ad avere ancora notizie di questi nostri amici e la catastrofe umanitaria non fa pensare al meglio.
(Esiste una televisione che in questi istanti, su internet, offre una diretta continua anche con una chat e delle linee telefoniche a disposizione (http://www.haitipal.com/), forse non è l’unica,
Ma una cosa vorrei chiedere a tutti.
La mia riflessione è questa: Date un aiuto, come meglio credete, a questo popolo ma ricordate che non sono solo i soldi ad aiutare.
I soldi adesso saranno l’estensione del nostro cuore. Ma per aiutare la dignità di un popolo, come quello di Haiti, ancora una volta schiacciato dalla storia, non dobbiamo più chiudere gli occhi davanti l’ingiustizia.
La comunità internazionale si sta muovendo, a prescindere dai nostri soldi, e l’aiuto che personalmente vorrò dare sarà solo agli haitiani, perchè, e questa è solo storia personale, diffido di chiunque abbia portato “aiuto” ad haiti e faccia parte di una Rete Internazionale, almeno queste ritengo siano le condizioni storiche attuali. Troppe tristi vicende hanno circondato la Comunità Internazionale ad Haiti, e le Missioni Internazionali che aiutano questo popolo disgraziato, e sinceramente io non credo alla magia nera, negativa.
Voglio tornare a ricevere i resoconti di un giovane gruppo di avvocati difensori di Diritti Umani che con orgoglio cercano di scrivere una storia di Giustizia che è quella del loro Popolo.
Nel 1804, la terra degli schiavi fuma alla fine della sua rivoluzione… I neri di Haiti, sconfitto Napoleone, proclamano l’indipendenza. E si dichiarano liberi.
…Dopo oltre 200 anni, quanto ancora dovranno pagare per questo affronto?
Mi muoverò, solo appena ricontatto Evel Fanfan e chiesto il suo consiglio…
(Grazie a Alma, Tom e Tito!)
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