
“Perdono, perdono, perdono…
il male l’ho fatto più a me!
Di notte è molto strano
ma il fuoco di un cerino
ti sembra il sole che non hai!” Caterina Caselli - 1966
Credo non esistano più dubbi sul superamento di notorietà da parte di Silvio Berlusconi rispetto alla, oramai datata, fama raggiunta da Umberto Eco nel mondo, anche se tra i due personaggi potrei azzardare di quale siamo più orgogliosi all’estero quando immancabilmente al pronunciare la nazione di provenienza ci ostentano annuendo: Italia? Bellusconi! Ricordo ancora i bei tempi di quando all’estero mi vergognavo che dell’Italia, i miei interlocutori, citassero soddisfatti “Paolo Rossi“; intendiamoci, comunque sempre meglio di Pizza e Mafia! …
Sappiamo bene che l’immagine dei personaggi famosi in patria è differente di come all’estero la raffigurano, e chi è immerso nel proprio brodo culturale e storico difficilmente distingue i singoli sapori che ne compongono l’aroma totale.
La vicinanza tra le due autorità, non vuole essere azzardata, ma ha il proposito e la speranza dichiarata di riportare al centro dei nostri ragionamenti e delle nostre discussioni politiche e sociali il tema che è all’oggetto della comunanza tra il più famoso semiologo e il nostro presidente del Consiglio dei Ministri: la fenomenologia.
Datata 1961, tratta dai Diari Minimi, la “Fenomenologia di Mike Bongiorno” di Umberto Eco è considerata in Italia una delle più dettagliate e aderenti descrizioni, attraverso l’analisi del personaggio Bongiorno, della nostra mentalità in quel dato periodo e del nostro immaginario collettivo condiviso. Paragoni e ri-trascrizioni di quest’opera con la sostituzione del soggetto analizzato, da Mike Bongiorno a Silvio Berlusconi, non sono mancati soprattutto agli intellettuali che fin dall’”entrata in campo del Berlusca” hanno spesso semplicemente rimpiazzato nell’analisi di Eco il nome e cognome del soggetto (provare per credere).
Che il personaggio pubblico Silvio Berlusconi affondi a piene mani nell’immaginario collettivo italiano, ridando vita, attraverso un percorso inverso carta-reale dell’analisi di Eco, alle basse aspirazioni del popolino non è certo una novità, ma proprio per questo che l’analisi e la consapevolezza delle tristi ovvietà che accompagnano la vita pubblica di questo nostro rappresentante istituzionale devono essere costantemente sottolineate proprio come antidoto alla rassegnazione. Essere abituati alla mediocrità non fa particolarmente onore alla patria culla della retorica politica occidentale. Per gli osservatori internazionali, poi, rimane grande il mistero su come gli italiani possano sopportare tutto ciò, con quale forza e caparbietà reggano alla banalizzazione; spesso però non considerano bene e abbastanza l’estrema superficialità che sta avvolgendo, come un foglio di plastica trasparente, ogni singola anima critica di questa Italia, rendendola giorno dopo giorno sempre più sterile e disimpegnata, senza odore e sapore.
Fenomenologicamente parlando, l’ultima trovata di Berlusconi è il concetto del Perdono, espresso dopo grande richiesta e auspici dei suoi grandi suggeritori mediatici, immediatamente dopo l’attacco fisico violento ricevuto con una desueta statuetta del Duomo di Milano, al Duomo di Milano (compiuto sull’Uomo di Milano). A proposito vorrei appellarmi alla magistratura inquirente affinché acquisisca dati e prove per trovare chi possa avere responsabilità di Insider Trading per l’impennata di vendite di un oggetto dapprima così ignorato e poi, dopo l’agguato del 13 dicembre 2009, esaurito su tutte le bancarelle e venduto persino al triplo del suo reale valore commerciale.
Tornando al perdono, inteso come facoltà della vittima di comprendere lo sbaglio del suo aggressore, finalmente è stato dichiarato e scandito a chiare parole dal presidente del Consiglio, subito ripreso da tutti i quotidiani italiani in prima pagina, guarda caso proprio a due giorni dalle festività natalizie che contraddistinguono il periodo dell’anno in cui l’essere buoni non è un’accezione negativa, ma una richiesta e un dovere morale, oltre che religioso, da rispettare in questa ultima riga del calendario. Non posso non evidenziare che il perdono di Silvio Berlusconi al folle che gli ha scagliato il souvenir in volto verrà ricordato dai nostri libri di storia e paragonato con il perdono che Karol Józef Wojtyla concesse al suo aggressore turco Mehmet Ali Agca (a quando Berlusconi che va in carcere o in comunità a incontrare il suo aggressore Massimo Tartaglia?) trasfigurando forse l’imprenditore milanese addirittura in un attuale Gesù che perdona l’umanità mentre lo inchioda alla croce.
Ma forse la lettura più interessante del personaggio e della fenomenologia Berlusconi è stata fatta da Rolling Stone la rivista leader dell’universo musicale, che lo copertinizza in salsa Andy Warhol, o meglio Shepard Fairey il designer, ideatore e creatore dell’immagine della campagna elettorale di Barack Obama, definendolo “Rockstar dell’anno” e consacrandolo “icona pop” del 2009. Eludendo la scontata discussione che porta a verificare se la scelta della testata musicale sia un gol o autogol per il movimento del presidente del Consiglio, rimane un analisi mediatica intrigante e che forse azzera per una volta l’aurea di serietà e autorevolezza delle scelte mediatico-politiche di Berlusconi e supporters riportando la figura dell’imprenditore consacrato alla politica su un piano più realisticamente affine al personaggio: l’immagine e la sua rappresentazione.
E come tutte le scelte che estremizzano un carattere iconografico piuttosto che un programma pragmatico (ricordate il buonismo veltroniano?) nell’arena della politica diventa spesso l’arma che si rivolta contro la propria immagine, con una sorta di meccanismo auto iconoclasta che riduce il valore di consenso e di identificazione. Ma si sà, l’Italia in questo è sempre stato un laboratorio e chissà quanto ancora riusciremo a stupire noi stessi e confondere, orgogliosamente, gli analisti politico-sociali internazionali.
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